COMPORTAMENTI AUTOLESIVI ED EMULAZIONE NELL’ERA DI INTERNET

SOCIAL MEDIA E RISCHIO DI EMULAZIONE

La fase adolescenziale si può definire come un periodo di numerosi cambiamenti  dato il trovarsi dei ragazzi a cavallo tra l’abbandono dei ruoli infantili e il graduale adottare quelli dell’età adulta. Tale passaggio è molto delicato e può comportare una lenta e dolorosa integrazione fisico-sessuale con gli altri aspetti del proprio Sè, oltre che confusione e smarrimento (Manca, 2017a). Dati tali cambiamenti psico-fisici, in adolescenza è in atto il processo di costruzione della propria identità e dell’affermazione di sé e per tali motivi l’adolescente si trova alla continua ricerca di conferme su se stesso, dell’approvazione e dell’accettazione da parte dei pari e di nuovi modelli a cui conformarsi (Manca, 2017a).

 

Tale compito evolutivo, negli ultimi anni, è stato reso più complesso dalla presenza dei social network e di internet. Sul web, infatti, si intensifica l’impatto che gli altri hanno sulla nostra autostima e, al contempo, per molti ragazzi questi strumenti rappresentano l’unico specchio nel quale riflettersi (Manca, 2017a). Gli adolescenti maggiormente a rischio di comportamenti autolesivi, infatti, sono spesso ragazzi isolati, abbandonati a se stessi, senza un’adeguata vita sociale, introversi, con una bassa autostima, spesso anche vittime di bullismo e soliti a passare gran parte del proprio tempo sul web, dove la linea tra ciò che è virtuale e ciò che è la realtà si assottiglia enormemente. Ed è proprio sul web che tali ragazzi spostano il loro bisogno di accettazione e conferma (Manca, 2017a). 

 

Il rischio, quindi, è che, non avendo essi ancora maturato una sufficiente capacità di giudizio critico con cui valutare i contenuti e le relazioni amicali virtuali, la loro psiche venga influenzata e che vengano condizionati anche le loro azioni e pensieri (Manca, 2017a).

 

A volte i ragazzi capitano “accidentalmente” su contenuti favorenti tali azioni, sentendosi poi incuriositi magari perché alla ricerca di un modo per gestire ed esprimere le proprie emozioni e la propria sofferenza (Manca, 2017a). Altre volte, invece, ragazzi aventi già intenzioni autolesive cercano volontariamente blog, community e video dedicati, per confrontarsi con qualcuno che “li capisce”, che vive la loro stessa problematica e che li accetti, senza giudicarli come strani o disturbati, finendo a volte con l’identificarsi con la storia o il tono emotivo degli altri (Manca, 2017a), in un’ottica di un rinforzamento e rispecchiamento reciproco.

E’ in tal punto che, a mio avviso, si può trovare un alto rischio di emulazione e imitazione, in quanto, in tal modo, i comportamenti autolesivi possono essere considerati come l’unica strategia utile per far fronte al proprio malessere, disagio e sofferenza.

Sul web e sui social, inoltre, sono sorti numerosi contenuti “tutorial” su come farsi del male, frequentemente nascosti agli adulti tramite hashtag fuorvianti (ad esempio “#cat” rimanda a contenuti di cutting) (Manca, 2017a).

 

Come evidenzia Manca (2017a), non si può comunque ritenere che il web sia il reale responsabile di tali condotte.

Le cause, infatti, sarebbero plurideterminate e comprenderebbero, oltre alla “spinta sociale online”, anche le caratteristiche di personalità del ragazzo e un ambiente sociale e famigliare favorente una vulnerabilità e fragilità psichica, oltre che la presenza di eventi stressanti o di disturbi psichiatrici (Giusti, Bruni e Pompili, 2009; Manca, 2017a). I ragazzi che ricorrono a tale condotta sembrerebbero essere quelli che, in situazioni di sofferenza e disagio, sia personale sia rispetto alle relazioni con gli altri, tendono a mettere in atto strategie di coping disadattive e che sovente presentano sentimenti depressivi, preoccupazione per il giudizio dei pari e per il loro aspetto e si collocano in un contesto favorente vulnerabilità psichica (Manca, 2017a).

Il tutto abbinato alla preferenza, da parte dei ragazzi, per l’azione piuttosto che per le parole (Manca, 2017a; Manca, 2017b). Queste ultime, infatti, possono essere incomprese oppure non essere ascoltate.

 

 

COME PREVENIRE? ALCUNE PROPOSTE DI INTERVENTO

Alla luce di quanto evidenzia la letteratura (Manca, 2017a) sul rapporto tra l’assunzione di strategie di coping disfunzionali come l’autolesionismo, e la rete, di seguito propongo alcune proposte di prevenzione.

 

Innanzitutto, a mio avviso, sarebbe utile implementare degli interventi di sensibilizzazione e prevenzione attraverso l’utilizzo proprio dei social network, di community e blog. Manca (2017a), infatti, sottolinea come l’attivazione di community di sostegno online siano state utili in episodi di autolesionismo. In tal modo, magari attivando anche specifici spazi Facebook ed Instagram, si favorirebbe l’esternalizzazione dei propri vissuti oltre che la solidarietà ed il confronto tra chi vive problematiche simili (Manca, 2017a), il tutto mediato da operatori formati in grado di indirizzare ed orientare verso specialisti e servizi dedicati quando necessario. Ciò, permetterebbe inoltre di intervenire in modo preventivo sull’impatto che alcuni giochi di sfida, le cosiddette challenge, potrebbero avere sull’adolescente, offrendo uno spazio di confronto e chiarificazione di dubbi. Le challenge infatti rappresentano un importante fattore di rischio per il comportamento autolesivo quando esso fa parte proprio della sfida, in quanto i ragazzi potrebbero parteciparvi al fine di soddisfare il loro bisogno di accettazione e di innalzare la propria autostima. 

Tale proposta potrebbe anche fungere da soluzione rispetto al fatto che molti ragazzi dichiarano di non sapere a chi rivolgersi per trovare risposte chiare ai propri dubbi e perplessità (Manca, 2017a). 

 

Accanto ai dispositivi online, indispensabile è la formazione di genitori ed insegnanti, dato che in età adolescenziale i ragazzi sentono il bisogno di confrontarsi con loro rispetto a questo tema (Manca, 2017b). Gli adulti di riferimento andrebbero formati alla reciproca collaborazione, sia al fine di identificare eventuali comportamenti sinonimo di disagio -come la presenza di stati d’ansia ed il ritiro in se stessi- e cogliere le richieste d’aiuto, sia per fungere da collegamento con i servizi del territorio. Inoltre, è necessario promuovere in tali figure la propensione ad atteggiamenti aperti, non giudicanti, comprensivi ed empatici data la paura da parte dei ragazzi di essere etichettati come disturbati o strani e giudicati negativamente (Manca, 2017a).

 

Infine, date tali finalità e la mia esperienza personale, potrebbe essere utile, da parte delle Istituzioni Scolastiche promuovere la presenza di psicologi scolastici responsabili di relativi spazi d’ascolto psicologico, in grado di accogliere tali situazioni e fornire orientamento, lavorando in sinergia anche con genitori e insegnanti.

 

dott.ssa Giorgia Salvagno

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Manca M. (2017)a, L’autolesionismo nell’era digitale. Alpes: Roma; 
Manca M. (2017)b, Troppi Adolescenti tentano il suicidio. 13enne tenta di impiccarsi ad un albero: i genitori sono riusciti a salvarla in tempo. Adolescienza. Retrieved from www.adolescienza.it

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